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JEAN BAPTISTE CAMILLE COROT

Jean Baptiste – Camille Corot nasce a Parigi nel 1796, negli anni in cui vide la luce la prima repubblica francese, e morì nel 1875 in un periodo di grandi trasformazioni per la storia e la cultura francese. Fu un esponente artistico della scuola di Barbizon ispirata alla tradizione neo-classica della pittura di paesaggio e radicata nell’ancien regime. Corot, produsse nella sua carriera, una immensa e complessa raccolta di opere, assai ricca di innovazioni e di elementi di grande interesse che ispireranno intere generazioni di nuovi pittori. E’ considerato uno dei massimi esponenti del realismo francese e la sua fama è legata soprattutto ai dipinti di paesaggio in grado di esprimere spontaneità e naturalismo. Fu questo che rese Corot uno degli artisti pionieri nella ricerca dell’estetica rinnovata, secondo valori più contemplativi, romantici ed idilliaci. Secondo questi elementi, il pittore, influirà sullo sviluppo dell’Impressionismo, anticipandone la tecnica en plein air e caratterizzando le sue opere da pennellate morbide e luminose. Anche Corot, come altri suoi colleghi artisti del tempo, visitò l’Italia, rispettando ciò che era codificato nella tradizione del Grand Tour, viaggio attraverso il quale i giovani rampolli dell’aristocrazia europea arricchivano di esperienze il proprio bagaglio culturale. Egli lasciò Parigi nel settembre del 1825 ed attraversando Losanna, Bologna e Firenze giunse finalmente a Roma nel mese di novembre dove rimase fino alla primavera dell’anno successivo. Il viaggio, inizialmente programmato per una durata massima di un anno, durò complessivamente tre anni. Corot concentrò i suoi spostamenti in aree geografiche ben circoscritte e di estrema limitatezza rispetto alla sua dimora romana. Alla fine di giugno del 1826, Corot si diresse presso la “campagna fuori porta” nell’area compresa tra Papigno, Terni, Narni e Piediluco. Egli si stabilì nel piccolo borgo di Papigno, e potendosi arrampicare sull’altopiano sovrastante la valle del fiume Nera egli dipinse il lago di Piediluco, le acque del fiume Velino, lo spettacolo offerto dalla Cascata delle Marmore ed una serie di vedute delle montagne situate ad est di Papigno. 
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Corot, Piediluco, 1826. Olio su tela, 22×41. Oxford, Ashmolean Museum

 

Descrizione breve: Il dipinto fa parte della serie di studi “surmotif” realizzati dall’artista durante il soggiorno presso questi luoghi. L’opera si caratterizza per una rigorosa organizzazione formale, propria della cultura neoclassica del pittore. Due masse in ombra si pongono come quinte laterali alla descrizione del lago illuminato, descritto con graduali ed eleganti trapassi cromatici che scandiscono un’alternanza di piani sovrapposti. Orchestrato nella tavolozza dei grigi, degli azzurri e dei violetti, la tela coglie il lago nelle prime ore del mattino, offrendone un immagine di melanconia ma rasserenante immobilità.

(fonte: http://plenaristi.beniculturali.it)

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Corot, acque del Velino a monte della cascata delle Marmore, 1826. Olio su carta trasportata su tela, 23,5×39. Basilea, Galleria Heim (2015)

 

Descrizione breve: Il dipinto fa parte della serie di studi “surmotif” realizzati dall’artista durante il soggiorno presso questi luoghi. L’attenzione di Corot si focalizza su un dettaglio ravvicinato delle acque del fiume Velino. La pennellata possente, veloce e vigorosa dell’artista, pregna di pigmento materico, restituisce in maniera convincente il senso dello scorrere impetuoso delle acque del fiume, prima di gettarsi nella Cascata delle Marmore. Nonostante si tratti di uno schizzo veloce, Corot non rinuncia alla sua costante ricerca di una struttura compositiva, orchestrando l’insieme secondo linee curve e diagonali, conferendo così al dettaglio un senso di grandiosità.

(fonte: http://plenaristi.beniculturali.it)

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Corot, Parte alta della Cascata delle Marmore, 1826. Olio su carta trasportata su tavola, 26,7 x 30,8. New York, The Metropolitan Museum of Art .

 

Descrizione breve: Il dipinto fa parte della serie di studi “surmotif” realizzati dall’artista durante il soggiorno presso questi luoghi. In questo caso l’artista si concentra non su una veduta di insieme della cascata, ma su un dettaglio della sua parte alta. Orchestrato su un unico piano, lo studio restituisce il senso di immediatezza spontanea tipico dell’opera dipinta en plein air, esaltato dalla pennellata vigorosa, essenziale e veloce del pittore, che conferisce materialità al fogliame, alle rocce e all’acqua grazie all’uso d un pigmento pastoso. Anche in questo caso non viene però mai meno l’attenzione alla struttura della composizione, giocata sull’alternanza di piani orizzontali e verticali, onde mettere in risalto il taglio curvilineo del salto delle acque della cascata, punto luce e perno visivo dell’insieme.

(fonte: http://plenaristi.beniculturali.it)

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